IL DUOMO DI ORVIETO E GLI AFFRESCHI DI LUCA SIGNORELLI (Antonio G. Fucilone)

ARTI

9 Ottobre 2025


Il Duomo d’Orvieto e gli affreschi di Luca Signorelli

(Antonio G. Fucilone)

Uno dei monumenti più noti di Orvieto, in Provincia di Terni, è il famoso duomo di stile gotico italiano, il quale risale al 1290.

Nel duomo vi è un gioiello artistico.

Il gioiello è la Cappella di San Brizio.

Essa fu affrescata dal Beato Angelico (1385-18 febbraio 1455), da Benozzo Gozzoli (1420-4 ottobre 1497) e da Luca Signorelli (1450-16 ottobre 1523).

Il ciclo fu realizzato tra il 1499 ed il 1502.

Uno degli affreschi più importanti è quello che raffigura la "Predica e fatti dell'Anticristo".

Esso fu fatto da Luca Signorelli.

Questo affresco è uno dei più importanti e riprende i brani del libro dell'Apocalisse di San Giovanni e dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (1228-13 o 16 luglio 1298).

Nel primo piano si vede la figura più importante che è l'Anticristo.

Egli sta su un piedistallo di marmo e predica, per ingannare le persone.

L'Anticristo somiglia a Gesù Cristo nelle fattezze ma è manovrato da Satana come un burattino.

La genialità di Signorelli nel rappresentare il personaggio ancora oggi si vede nell'Anticristo ritratto con il diavolo alle spalle.

Il diavolo suggerisce all'Anticristo le parole ed infila il suo braccio sinistro in quella del suo "burattino" come se l'arto di quest'ultimo fosse un guanto.

Qui si vede proprio la natura dell'Anticristo.

Se il braccio potente di Cristo è il destro, quello dell'Anticristo è il sinistro.

Ai piedi dell'Anticristo, si vede gente corrotta dalle sue parole ingannevoli che accumula ricchezze che vengono portate a lui come doni.

Alla sinistra di chi guarda (alla destra dell'Anticristo) si vedono ritratti un uomo che compie un efferato massacro, una giovane prostituta che è pagata da un anziano mercante per il "lavoro" svolto e personaggi in atteggiamenti spavaldi.

I personaggi hanno le vesti delle persone dell'epoca in cui visse Signorelli.

Giorgio Vasari (30 luglio 1511-27 giugno 1574) riconobbe tra di essi anche personaggi noti dell'epoca, come il figlio naturale di Papa Alessandro VI Cesare Borgia ( 13 settembre 1475-12 marzo 1507).

Il Borgia è all'estrema sinistra con il cappello rosso e la barba.

Si vedono anche Vitellozzo Vitelli, Giovanni Paolo ed Orazio Baglioni, il pittore Pinturicchio, l'erede dei Monaldeschi ed Enea Silvio Piccolomini.

Quest'ultimo (18 ottobre 1405-14 agosto 1464) divenne Papa con il nome di Pio II nell'anno 1458 e nell'affresco è l'uomo calvo e corpulento.

Anche lo stesso Signorelli si fece un autoritratto nell'affresco. 

Alle spalle dell'Anticristo e del diavolo, vi è un gruppo di religiosi che resiste all'inganno. 

Sullo sfondo, alla destra di chi guarda l'affresco, si vede un edificio che rappresenta il Tempio di Gerusalemme, il quale, è rappresentato in forme rinascimentali con quattro pronai che fanno diventare la pianta a croce greca. La prospettiva dell'edificio risulta distorta e la sua cupola va oltre lo spazio pittorico.

Il Tempio è la rappresentazione allegorica della Chiesa.

Tutta la base del Tempio è piena di soldati neri dipinti a carboncino, dopo la realizzazione dell'opera.

Davanti al Tempio, si vede l'Anticristo che ordina l'esecuzione dei profeti Enoch ed Elia.

Al centro, si vede l'Anticristo che inganna delle persone facendo resuscitare un morto.

A sinistra, si vede l'epilogo della vicenda, con l'Anticristo abbattuto da San Michele Arcangelo che scaglia raggi di fuoco contro i sostenitori dell'ingannatore. 

Ora, questo affresco è certamente un'opera teologica ma fu fatto anche con una valenza politica. 

Ancora oggi si vede questo.

L'Anticristo rappresenta Girolamo Savonarola (21 settembre 1452-23 maggio 1498).

L'affresco fu fatto nel periodo in cui il noto frate ferrarese fu operante a Firenze.

Savonarola fu un fustigatore di costumi e prese il potere a Firenze, mettendosi contro i Medici ed il Papa di allora, il controverso Papa Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia, 1° gennaio 1431-18 agosto 1503).

Il Papa in questione fu controverso la sua politica di nepotismo, con la quale favorì i figli nati dalla sua relazione con la cortigiana di origini mantovane Vannozza Cattanei (13 luglio 1442-26 novembre 1518).

I figli furono il succitato Cesare, Giovanni (1476-14 giugno 1497), la famosa Lucrezia (18 aprile 1480-24 giugno 1519) e Goffredo (1481-gennaio 1517).

Va detto, però, che tanta parte della storiografia sui Borgia sia stata redatta da figure ostili a quella famiglia.

Papa Alessandro VI non fu certo l'unico Papa con prole. 

Basti pensare (per esempio) a Papa Paolo III (al secolo Alessandro Farnese, 29 febbraio 1468-10 novembre 1549).

Secondo quanto raccontatomi da padre Attilio Belladelli, sacerdote che ha operato nel Fiorentino, a Sambuca Val di Pesa, e che oggi si è ritirato a Correggio Micheli per limiti di età, il Papa avrebbe offerto al Savonarola la berretta cardinalizia ma il frate avrebbe rifiutato.

Il frate ferrarese divenne noto per il "Falò delle Vanità", un rogo di oggetti ritenuti non consoni ad una certa tradizione che avvenne il 7 febbraio 1497. 

Il fatto avvenne dopo la cacciata dei Medici, che per il frate sarebbero stati responsabili di un degrado morale di Firenze. 

Dopo la cacciata dei Medici, avvenuta nel 1494, Savonarola instaurò un regime teocratico a Firenze.

Il frate ne ebbe anche per il Pontefice, che egli definì "simoniaco ed infedele".

Egli predicava sventure per il Papa e vide nel re di Francia Carlo VIII (30 giugno 1470-7 aprile 1498) un salvatore che avrebbe deposto il Papa.

Tuttavia, re Carlo VIII non riuscì ad ottenere il risultato che il Savonarola sperava (fu fermato nella Battaglia di Fornovo del 1495) e per il frate le cose si misero male. 

Il Papa lo scomunicò il 12 maggio 1497.

Senza più l'appoggio francese, il Savonarola fu messo in minoranza dal partito dei Medici e nel 1498 fu arrestato.

Il 23 maggio fu arso al rogo.

Le sue ceneri furono gettate nell'Arno.

Orvieto fu una città fedele al Papa e la cosa fu messa in luce nell'affresco.

Del resto, Signorelli si rifece alle teorie di Marsilio Ficino (19 novembre 1433-1° ottobre 1499) che dipinsero Girolamo Savonarola come un "falso profeta".

Dunque, l'opera di Signorelli (che ebbe la protezione dei Medici) ebbe anche un carattere politico per ribadire la fedeltà di Orvieto al Pontefice. 

Come ho scritto prima, Orvieto (come tutta l'Umbria e le Marche) fu papalina.

 



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