SCRITTA COL LAPIS: LA POESIA DI MARINO MORETTI (Barbara Spadini)

LETTERATURA ITALIANA

23 Marzo 2021


Scritta col lapis: la poesia di Marino Moretti

 

“Chinar la testa che vale
se la vita è sempre uguale?”

***

“Presso un'arola o in mezzo d'una strada
nessun desio si fa più vivo in me;
triste son io, triste son io, perché
la tristezza è il mio pane e la mia piada”


(Barbara Spadini)

Marino Moretti fu poeta e scrittore longevo, attraversando con le parole quasi tutto l’arco di un secolo. Il tempo che scorre e impolvera le cose, o forse le lascia sempre uguali, in balia di se stesse e dei ricordi che le trasformano e le deformano, divenne un tema centrale della sua poesia crepuscolare. Due animali sempre con lui (e non per caso) denotano il suo amore per il tempo: il gatto, con il quale è spesso fotografato in differenti fasi della vita (ne ebbe più d’uno), che certo sa come trascorrere il suo tempo, quieto nel sonno diurno  ed inquieto nella caccia notturna e la fedele tartaruga Cunegonda, un maschio in realtà, animale che rimane se stesso, ricordandoci due motti: “ senza fretta, ma senza sosta” e “festina lente”.

Nato a Cesenatico il 18 luglio 1885, figlio unico di Ettore, impiegato del comune ed imprenditore marittimo e di Filomena, maestra nella cui classi anche Marino fu inserito, lasciò gli studi classici nel 1901, convincendo i genitori ad iscriverlo alla scuola di recitazione diretta da Dino Rasi, a Firenze. In questo ambiente conobbe il poeta Aldo Palazzeschi, che divenne suo intimo amico. Scoraggiato ad intraprendere la carriera di attore dallo stesso Rasi, fu tuttavia da quest’ultimo valorizzato in base ai suoi veri talenti, quelli di scrittore e letterato. Ecco che Rasi gli affida il ruolo di collaboratore retribuito per la composizione del “Dizionario dei comici italiani”, attività che portò a termine con successo e gli diede una certa autonomia economica.

Gli anni trascorsi a Firenze, vivido centro culturale, furono rilevanti per la sua formazione, grazie ai nuovi fermenti letterari che si rispecchiavano nelle nuove riviste «Hermes», «Lacerba», «La Voce», «Leonardo».

Fra il 1902 e il 1903 escono le prime raccolte di novelle e poesie,  Il poema di un'armonia e La sorgente della pace, ma il vero debutto letterario avviene con la pubblicazione nel 1905 delle liriche di Fraternità, seguito dalle novelle Paese degli equivoci. Nel 1908 viene data alle stampe la raccolta La serenata delle zanzare e nel giro di pochi anni vengono pubblicate le sue raccolte più famose: Poesie scritte col lapis del 1910, Poesie di tutti i giorni del 1911, I poemetti di Marino del 1913 e Il giardino dei frutti del 1916.

Con quest'opera Moretti sembra congedarsi come poeta dal pubblico, per darsi soprattutto alla memorialistica e alla narrativa. Riprenderà la sua attività di poeta solamente mezzo secolo dopo.

Collaborò inoltre con vari giornali e riviste, tra cui "La Riviera Ligure", divenendo amico dei fratelli Novaro; nel 1914 diresse "La Grande Illustrazione" di Pescara. Nel 1916 pubblicò a puntate sul "Giornale d'Italia" il suo primo romanzo Il sole del sabato. In questo periodo lo scoppio della Grande guerra lo vide – pur inidoneo al servizio attivo – arruolato come volontario infermiere negli ospedali da campo. Inviato a Roma egli collaborò con un’agenzia stampa della Croce rossa, qui conoscendo lo scrittore Federigo Tozzi, col quale rimase in contatto fino alla morte di lui, nel 1920.  Dal 1923, venne chiamato a "Il Corriere della Sera" dal direttore Luigi Albertini per curarne la pagina letteraria. Prendendo posizione contraria al Fascismo, firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, anche se non partecipò attivamente alla vita politica rimanendo sempre appartato tra Firenze e la città natale. A dicembre del 1926 fece parte con Aldo Palazzeschi della giuria del premio Alessandro Manzoni dell'Unione Editori Cattolici Italiani. La pubblicazione nel 1928 in volume del Trono dei poveri, che era già uscito a puntate tra il dicembre 1926 e il giugno 1927 su Il Secolo, venne accolta dalle contestazioni dei fascisti della Repubblica di San Marino a causa del contenuto che riportava elogi alla libertà e all'indipendenza. Nonostante ciò nel 1932 l'Accademia d'Italia assegnò proprio a Moretti il Premio Mussolini, premio poi ritirato e riassegnato a Silvio Benco. Ancora nel 1936, nonostante la firma del Manifesto di Croce, Moretti scrisse un elzeviro per il Corriere della Sera in cui esaltava la spedizione colonialista in Etiopia. Di fatto accusato in questo frangente di mantenere un antifascismo solo di facciata, in una lunga polemica che ebbe come piattaforma di botta- risposta il quotidiano La voce di Mantova, Moretti scrisse:”Mi si accusa di aver firmato il famoso manifesto crociano in risposta al manifesto dei così detti intellettuali fascisti;  manifesto che non firmerei più come parecchi intellettuali fascisti, pur restando fascisti, non firmerebbero il loro. Sono polemiche politiche, e più ancora, intellettuali che il tempo supera, e il tempo non ha mai superato tante cose e persone come in questi ultimi anni”. Nel 1944, durante la Repubblica sociale italiana, lo stesso premio verrà assegnato nuovamente a Moretti, per intervento diretto del Ministro  Fernando Mezzasoma e che Moretti comunque rifiutò. Riguardo ai rapporti fra Moretti e il Fascismo si sviluppò al tempo e in seguito in termini di critica letteraria, una sorta di creazione di un vero “caso letterario”, strumentalizzato politicamente dalle parti, riguardo cui ancora oggi vi è da far chiarezza.

Lo scrittore, dopo la pubblicazione  di varie novelle, ricordi e romanzi, tra cu I lestofanti (1909), La voce di Dio (1920), I puri di cuore (1923), Il trono dei poveri (1928), proseguì in questi anni la sua produzione con il romanzo L'Andreana (1938), seguito da La vedova Fioravanti (1941)- che verrà accolto come il suo capolavoro da critici letterari autorevoli come Emilio Cecchi e Pietro Pancrazi- e infine con Il fiocco verde (1948). Moretti ivi descrisse vicende semplici ambientate in un mondo di provincia, animato da personaggi spenti e rinunciatari, rese in uno stile dimesso, ma attraversato da lampi di personale umorismo.

Moretti inaugurò la sua stagione più felice, dopo quella del poeta crepuscolare e del narratore post-naturalista, avvicinandosi al nuovo e fresco linguaggio ironico de I grilli di Pazzo Pazzi (1951), cui seguirà La camera degli sposi del 1958. Erano intanto iniziati i riconoscimenti pubblici per l'autore: nel 1948 otterrà, a pari merito con Francesco Flora, il Premio Fila, nel 1952 il Premio Feltrinelli dell'Accademia dei lincei, nel 1955, con Il libro dei sorprendenti vent'anni il premio Napoli e nel 1959, con Tutte le novelle, il Premio Viareggio, che sarà causa di polemiche perché aveva superato Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini. Moretti riceverà nel 1969 nuovamente il Premio Viareggio, Speciale per l'insieme dell'opera letteraria. Nel 1969, mentre l'editore Mondadori inizierà l'edizione, nei "Classici italiani contemporanei", delle opere dello scrittore, egli, in modo inaspettato e con grande vitalità, riprenderà a scrivere poesia. Usciranno nel 1969 la raccolta poetica L'ultima estate, nel 1971 Tre anni e un giorno, nel 1973 Le poverazze e nel 1974 Diario senza fine. Nel 1975, per il suo novantesimo compleanno, la Biblioteca di Cesenatico organizzerà un importante convegno di studi e, nel volume degli atti che uscirà nel 1977, il nome di Moretti apparirà accanto a quello dei più noti e validi esponenti della critica letteraria.

A Cesenatico lo scrittore si spegnerà il 6 luglio del 1979, pochi giorni prima di compiere 94 anni. Una sorte ben differente da quella di Guido Gozzano, o di Sergio Corazzini - come Moretti racchiusi in quel contenitore letterario denominato “crepuscolarismo”- che si spensero giovanissimi.

Moretti fu il primo critico di se stesso, riconducendo il suo stile poetico a “prosa-poesia”, quasi minimizzando la propria capacità innata di utilizzare immagini suggestive e metrica perfetta; parlando dei suoi versi come di parole “scritte col lapis”, quasi a sottolinearne la caducità e la provvisorietà, riallacciandosi alla propria convinzione del tempo che scorre inesorabile a cancellare tutto ed a lasciare vaghi ricordi, mentre incancellabili per la memoria di generazioni rimangono le sue liriche. Disse anche che, come poeta ed intellettuale “non aveva nulla da dire”, lasciando tuttavia un’opera in prosa, poesia e teatro estremamente ampia e variegata.

Poeta della contraddizione, schivo e riservato ma ricco di veri amici, capace di rendere in luminose immagini gli oggetti caduchi e semplici che componevano la sua “poetica delle cose”, seppe superare la propria poetica  “crepuscolare” degli inizi con le liriche più mature  :” annullando quelli che erano gli schemi iniziali (…) e impostando la sua nuova lettura dentro il registro dell’ironia e di una filosofia dolorosa e quasi crudele “, come espresse il critico Carlo Bo.

Opere

Poesia

  • Il poema di un'armonia, Ducci, Firenze, 1903
  • La sorgente della pace, Ducci, Firenze, 1903
  • Fraternità, Sandron, Palermo, 1905
  • La serenata delle zanzare, Streglio, Torino, 1908
  • Poesie scritte col lapis, Ricciardi, Napoli, 1910
  • Poesie di tutti i giorni (1910-1911), Ricciardi, Napoli, 1911
  • Poemetti di Marino, Tipografia Edizione Nazionale, Roma, 1913
  • Il giardino dei frutti, Ricciardi, Napoli, 1916
  • Poesie (1905-1915), Treves, Milano, 1919
  • L'ultima estate (1965-1968), Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1969
  • Tre anni e un giorno (1967-1968), Mondadori, Milano, 1971
  • Le poverazze (1968-1972), Mondadori, Milano, 1973
  • Diario a due voci, Mondadori, Milano, 1973
  • Diario senza le date, Mondadori, Milano, 1974
  • Poesie scritte col lapis, Palomar, Bari, 2002

Narrativa e prose varie

  • Il paese degli equivoci, novelle, Sandron, Palermo, 1907
  • Sentimento, libro per ragazzi, Sandron, Palermo, 1908
  • I lestofanti, novelle, Sandron, Palermo, 1909
  • Ah,Ah,Ah!,, Sandron, Palermo, 1910
  • I pesci fuor d'acqua, novelle, Treves, Milano, 1914
  • Il sole del sabato, romanzo, Treves, Milano, 1916
  • La bandiera alla finestra, novelle, Treves, Milano, 1917
  • Guenda, romanzo, Treves, Milano, 1918
  • Conoscere il mondo, novelle, Treves, Milano, 1919
  • Adamo ed Eva, Milano, 1919
  • Personaggi secondari, novelle, Milano, 1920
  • Una settimana in Paradiso, novelle, Milano, 1920
  • Cinque novelle, novelle, Formiggini, Roma, 1920
  • La voce di Dio, romanzo, Milano, 1920
  • L'isola dell'amore, romanzo, Milano, 1920
  • Né bella né brutta, romanzo, Milano, 1921
  • Due fanciulli, romanzo, Milano 1922
  • I puri di cuore, romanzo, Milano, 1923
  • Mia madre, Treves, Milano, 1923
  • Il romanzo della mamma, Treves, Milano, 1924
  • La vera grandezza, novelle, Treves, Milano, 1926
  • Il segno della croce, Treves, Milano, 1926
  • Le capinere, novelle, Mondadori, Milano, 1926
  • Le più belle pagine di E. Praga, I. U. Tarchetti e A. Boito, a cura di Marino Moretti, Treves, Milano, 1926
  • Allegretto quasi allegro, novelle, Milano, 1927
  • Il trono dei poveri, (unico romanzo italiano ambientato nella Repubblica di San Marino)[11], Treves, Milano, 1927
  • Il tempo felice. Ricordi d'infanzia e d'altre stagioni, Treves, Milano, 1929
  • La casa del Santo sangue, romanzo, Mondadori, Milano, 1930
  • Via Laura. Il libro dei sorprendenti vent'anni, Treves, Milano, 1931
  • Sorprese del buon Dio, novelle, Mondadori, Milano, 1931
  • Guy de Maupassant: Una vita, traduzione di Marino Moretti, Mondadori, Milano, 1931
  • Fantasie olandesi, Treves, Milano, 1933
  • L'Andreana, romanzo, Mondadori, Milano, 1935
  • Parole e musica, Firenze, 1936
  • Novelle per Urbino, Urbino, 1937
  • Anna degli elefanti, romanzo, Mondadori, Milano, 1937
  • Scrivere non è necessario, Mondadori, Milano, 1937
  • Pane in desco, Mondadori, Milano, 1939
  • La vedova Fioravanti, romanzo, Mondadori, Milano, 1941
  • L'odore del pane, Morcelliana, Brescia, 1942
  • Cento novelle, Torino, 1942
  • I coniugi Allori, romanzo, Mondadori, Milano, 1946
  • Il fiocco verde, romanzo, Mondadori, Milano, 1948
  • Il pudore, romanzo, Mondadori, Milano, 1950 (rifacimento di Il tempo felice)
  • A Panzini: La cicuta, i gigli e le rose, a cura di Marino Moretti, Mondadori, Milano, 1950
  • I grilli di Pazzo Pazzi, Milano, 1951
  • Il tempo migliore, prose, Milano, 1953
  • Uomini soli, novelle, Milano, 1954
  • Doctor Mellifluus, romanzo, Milano, 1954
  • La camera degli sposi, romanzo, Milano, 1958
  • Il libro dei miei amici. Ritratti letterari, Mondadori, Milano, 1960

Teatro

  • Leonardo da Vinci, teatro (in collaborazione con F. Cazzamini Mussi), Baldini e Castoldi, Milano, 1909
  • Gli Allighieri, teatro (in collaborazione con F. Cazzamini Mussi), Baldini e Castoldi, Milano, 1910
  • Frate sole, Milano, 1911
  • L'isola dell'amore, in "Rassegna italiana", aprile-maggio 1924


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