ALTRI SEI CONSIGLI PER CAMBIARE L'ITALIA (Carlo Vivaldi Forti)

ATTUALITA'-GEOPOLITICA

23 Marzo 2021


ALTRI SEI CONSIGLI PER CAMBIARE L'ITALIA

(Carlo Vivaldi Forti)

 

Nel precedente intervento  avevo suggerito sei riforme, in particolare istituzionali, per cambiare l'Italia. Queste però non bastano per raggiungere lo scopo: altre ce ne vogliono, di natura socio-economica, e delle più radicali. Cominciamo con l'osservare come l'odierna forma di capitalismo sia del tutto superata dai tempi; infatti, se la funzione di un sistema sociale è garantire un buon livello di produzione  e di crescita , essa non è più palesemente in grado di assolverla. Non soltanto in Italia, ma in gran parte d'Europa è esplosa una recessione permanente che non può essere imputata alla famosa crisi del 2007, ormai remota, bensì alla incapacità di suscitare e governare le energie indispensabili alla ripresa. Sembra quindi del tutto improprio parlare di crisi, dato che ci troviamo davanti a un  declino costante della nostra vita associata  in tutti i settori principali: l'etica, la cultura, l'ordine pubblico, la mancanza di senso civico. Così si spiega pure la denatalità, che non dipende, come sostengono gli osservatori di credo materialista, da problemi legati alla carenza di denaro  ( ricordiamo che il baby boom del decennio 1945-1955 ebbe luogo in un periodo di gravissima e generale penuria) , ma piuttosto alla totale mancanza di visione rivolta al futuro, che invece giocò un ruolo fondamentale nell'ultimo dopoguerra. Ed è proprio per riaprire le porte alla speranza, che aggiungo i seguenti suggerimenti a quelli della volta precedente.

  • Non porre l'economia al centro del dibattito politico. I governi della ricostruzione, da De Gasperi  a Tambroni , pur occupandosi molto seriamente delle dinamiche economiche, ne parlavano in realtà assai poco. Le discussioni che si accendevano nei congressi di partito, così come quelle fra esperti, vertevano in linea di principio sui grandi obiettivi che ci si proponeva di raggiungere: elevare le condizioni di vita di un popolo immiserito dalla guerra, combattere l'analfabetismo, diffondere la cultura nelle masse , realizzare presupposti di giustizia sociale non attraverso la lotta alla proprietà privata, ma garantendone l'accesso a tutti, come vuole la Costituzione, creando quindi un'equità fiscale che, malgrado fosse fondata sulla progressività dell'imposta, prevedeva tuttavia tributi più che sopportabili per ciascuno , compresi i sempre stramaledetti ricchi. A quell'epoca  non si disprezzavano gli imprenditori e non si cercava di punirli per il loro successo, bensì si elargivano concreti sostegni a tutte le imprese ben gestite, in grado di produrre ricchezza. Gli scontri politici avevano per oggetto le differenti concezioni di società , il cristianesimo, il liberalismo, il socialismo, il corporativismo, mantenendosi però al più alto livello intellettuale, basti ricordare le mai abbastanza rimpiante scuole di partito, la cui qualità spesso eguagliava, e talvolta superava, quella di molte Facoltà universitarie. Il primo consiglio che mi sento di dare ai politici di oggi, è riscoprire queste tradizioni , legate a grandi ideali, e farla finita con il bombardamento di dati statistici capiti da pochi,  che lasciano dubbiosi e indifferenti i cittadini.
  • Prospettare un modello alternativo di capitalismo. L'economia sorta all'indomani della caduta del Muro di Berlino, artificiale e falsa fin dall'inizio, è oggi palesemente alle corde. Essa si appoggiava sulla convinzione, maturata presso gli americani e i maggiori potentati finanziari globali, di aver vinto la guerra fredda e di potersi a buon diritto considerare i padroni del mondo. L'inconsistenza di tale presupposto appariva evidente, ma a molti faceva comodo credervi per sviluppare i propri affari in tutta libertà. La megalomania che ispirava questa forma-pensiero dette vita a una economia totalmente avulsa da quella produttrice di ricchezza. Essa crollò, di fatto, a seguito della crisi del 2007, ma i suoi protagonisti non vollero trarne le necessarie conseguenze, e per questo, invece di rimediare agli errori compiuti, innescarono lo spaventoso declino di cui siamo oggi testimoni e vittime. Al punto in cui ci troviamo, le piccole riforme e i pannicelli caldi che via via  i politici propongono nel tentativo di tenere sotto controllo la situazione, non soltanto non servono a nulla, ma rischiano di peggiorarla  in misura esponenziale . La verità è che tutti i parametri su cui si reggeva il vecchio sistema sono saltati  e per questo vale la pena stenderne un breve elenco.
  • La fine del diritto di proprietà. Uno dei presupposti del vecchio capitalismo era la precisa tutela del diritto di proprietà. Su questo non solamente sui reggevano lo slancio creativo, lo spirito di intrapresa e la propensione al risparmio ( valore, quest'ultimo, garantito dalla nostra Costituzione sebbene puntualmente disatteso), ma soprattutto la dignità e la libertà della persona umana, come si legge  sia nelle  Encicliche papali Rerum novarum, Quadragesimo anno, Mater et magistra , che proprio a tal fine ne giustificano  l'esistenza, sia,  guarda caso, nella Legge Fondamentale della Repubblica Sociale Italiana per identici motivi. Ovviamente il riferimento era alla proprietà privata individuale e familiare, non a quella delle multinazionali e dei grandi monopoli. E' proprio il predominio di questi ultimi, con la loro capacità di fagocitare tutte le risorse disponibili, ad aver distrutto il tradizionale, atavico diritto di proprietà. Ciò spiega pure l'alleanza , che a prima vista può sembrare contro natura, tra la sinistra e il capitalismo finanziario imperante. Chi, meglio di quest'ultimo, è riuscito a oscurare il concetto stesso di persona umana? Anziché combattersi a vicenda, le due grandi ideologie del secolo scorso si sono alleate: neo-liberismo e neo-marxismo marciano ormai strettamente uniti verso il comune obiettivo di creare la peggiore società totalitaria fra quelle fino ad oggi conosciute .
  • Una corretta analisi sociologica, presupposto indispensabile della prossima rivoluzione partecipativa. Le cause che condussero dallo Stato assoluto  del XVIII secolo  alla democrazia rappresentativa del 1800, regime che ci domina tuttora, dovrebbero essere ormai chiare. I parlamenti nazionali, eletti a suffragio censitario, nacquero come forma di controllo delle spese pazze dei monarchi, da parte dell'élite  sociale, corrispondendo essenzialmente a una esigenza fiscale: no taxation without representation. Un primo colpo a tale sistema venne inferto dal suffragio universale, che provocò la fine dello Stato liberale classico, preparando l'avvento dei grandi totalitarismi del XX secolo. Dopo  il crollo di questi, il potere effettivo si è trasferito dalle istituzioni legali dei singoli Stati a una cupola finanziaria mafiosa globale che, usando abilmente bastone e carota, cioè ricatto e corruzione, si è impadronita di tutti i meccanismi costituzionali della governance pubblica, a livello nazionale e internazionale. A questo punto appare evidente che la democrazia rappresentativa non costituisce più una tutela reale delle libertà civiche, non essendo ormai che un vuoto simulacro a cui non corrispondono contenuti effettivi. La democrazia rappresentativa si è perciò trasformata in una dittatura oligarchica, amorale  e violenta, che determina il futuro dell'umanità intera. La sola alternativa possibile, per salvare il salvabile, è dar vita a una nuova  rivoluzione totale, analoga  ma radicalmente diversa rispetto a quella del 1789: la rivoluzione partecipativa.
  • Quella partecipativa , una rivoluzione sociale completa. Nel precedente articolo ho focalizzato l'attenzione sugli aspetti costituzionali della rivoluzione partecipativa, quali la formazione di una seconda Camera  organica e la doppia elezione, organica e politica, degli stessi organismi deliberativi degli enti locali. Ovviamente , tutto ciò è necessario, per realizzare il cambiamento auspicato, ma non è sufficiente. La partecipazione, per modellare una società diversa, più libera e umana di quella odierna, deve diventare una concezione del mondo alternativa destinata, sia pure con la necessaria gradualità, a rimodellare l'intero insieme dei rapporti interpersonali. Pertanto, essa deve trovare un ulteriore sviluppo nell'autogestione delle imprese private e nell'autogoverno degli enti pubblici, ad opera di tutti i loro collaboratori, indipendentemente  dalla posizione gerarchica e dal ruolo rivestiti.
  • Radicale modifica del Welfare. Una delle prime cause del blocco della nostra economia è lo straripante peso di uno Stato Sociale ormai insostenibile, che poteva avere un senso fino alla metà del secolo scorso, quando il rapporto fra occupati e assistiti era di uno a dieci, o al massimo di uno a cinque. Oggi siamo già uno a uno, ossia ciascun lavoratore deve mantenere un non occupato, ma proseguendo l'attuale calo demografico il rapporto diventerà presto di uno a due, perciò assolutamente incompatibile con qualsiasi prospettiva di sviluppo del sistema. Un rovesciamento di mentalità e di cultura s'impone. Scontata la non retroattività della norma , per il futuro  occorre abbandonare l'intero settore assistenziale  che purtroppo, come conseguenza  dell'infelice e demagogica scelta della previdenza a riparto e non ad accumulo, include ormai l'intero sistema pensionistico. Le alternative, a livello econometrico, non mancano , e io stesso  vi ho dedicato diversi scritti. Si tratta adesso di riprendere e approfondire questi studi, per giungere a proposte coerenti , equilibrate e documentate.

Conclusione: cosa dirà l'Europa? La maggior parte delle riforme suggerite nei miei due successivi interventi sarebbero a costo zero, o addirittura comporterebbero sensibili risparmi di denaro pubblico. Quelle che invece prevedono un esborso, esso è comunque molto limitato. L'UE perciò  , in base ai parametri  di Maastricht, non dovrebbe avere ragionevolmente nulla in contrario, e a mio parere dovrebbero essere presentate alla Commissione Europea come un modo positivo per far ripartire l'economia, riducendo inoltre il deficit di bilancio. Qualora invece essa vi si opponesse, emergerebbe palese la sua malafede. In tal caso, un  governo serio dovrebbe mostrare il coraggio di sbatterle la porta in faccia a muso duro.



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