VIRGILIO (A.G. Fucilone)

MANTOVA E DINTORNI

23 Marzo 2021


Virgilio

(Antonio G. Fucilone)

 

Quando si parla del poeta latino Virgilio (70 A.C.-21 settembre 19 A.C.) si parla di Mantova.

Egli, infatti, nacque ad Andes, il centro abitato che oggi noi conosciamo come Pietole, non lontano dalla città.

Il celebre epitaffio, che si legge sulla tomba del poeta, che si trova a Napoli,  ancora oggi risuona nei cuori mantovani autentici e recita: " Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua rura duces".

In italiano, questo epitaffio recita: " Mantova mi ha generato, il Salento mi rapì la vita, ora Napoli mi conserva, cantai pascoli, campagne, comandanti".

Infatti, il poeta morì a Brindisi e cantò dei pascoli, nelle "Bucoliche", delle campagne, nelle "Georgiche" e dei comandanti militari, nell'Eneide

Però, questo grande poeta latino ebbe a che fare con un'altra città: per l'appunto Napoli.

Quando si parla di Napoli, si parla di leggende.

Una di queste riguarda Virgilio.

La sua vita fu tormentata dagli eventi.

Prima ci fu lo scontro tra Giulio Cesare (13 luglio 101-15 marzo 44) e Gneo Pompeo (29 settembre 106 A.C.-28 settembre 48 A.C.) che culminò con la vittoria del primo nella battaglia di Farsalo (48 A.C.), poi ci fu l'uccisione di Giulio Cesare (44 A.C.), poi ci fu lo scontro tra Ottaviano (23 settembre 63 A.C.-19 agosto 14 D.C) e Marco Antonio (14 gennaio 83 A.C.-1° agosto 30 A.C.), da una parte, ed i cesaricidi Bruto (85 A.C. o 79/78 A.C-42 A.C.) e Cassio (87/86 A.C.-3 ottobre 42 A.C.), dall'altra,  che culminò con la vittoria dei primi alla battaglia di Filippi (42 A.C.).

Proprio la questione dei veterani di quest'ultima battaglia sconvolse la vita di Virgilio.

Infatti, si dovevano dare le terre ai veterani e perciò ci furono le confische.

Virgilio incominciò a temere per le sue terre nel Mantovano ma in un primo tempo le evitò grazie all'intercessione di personaggi importanti, come lo stesso Ottaviano, che (dopo avere sconfitto Marco Antonio ad Azio) divenne il primo imperatore ed assunse il nome di Augusto.

Però, la crisi in lui fu forte e nel 42 A.C. il poeta si trasferì a Napoli.

Qui apprese i precetti di Epicuro alla scuola di Filodemo di Gadara (110 A.C-35 A.C) e Sirone (inizio I secolo A.C-anni 20 A.C.).

A Napoli, Virgilio iniziò a scrivere la sua prima opera, le "Bucoliche", opera che gli valse la considerazione di Mecenate (15 aprile 68 A.C.-8 A.C).

Così, il poeta entrò nel circolo di quest'ultimo e frequentò le sue terre ad Atella (in Campania) e in Sicilia.

Attraverso Mecenate, egli fu messo in contatto con Augusto e collaborò nella diffusione della sua ideologia, diventando il maggiore poeta di Roma e dell'Impero e le sue opere entrarono nelle scuole grazie a Quinto Cecilio Epirota (I secolo A.C).

Dopo la sua morte, il resti mortali di Virgilio furono traslati a Napoli e furono sepolti nel suo tumulo a Piedigrotta.

Il tumulo esiste ancora oggi, anche se l'urna con i suoi resti andò perduta nel Medio Evo.

Come ho scritto prima, quando si parla di Napoli, si parla di leggende.

Una di queste riguarda Virgilio.

Secondo la leggenda, egli avrebbe nascosto un uovo che se si fosse rotto avrebbe causato il crollo del castello e tante sciagure a Napoli.

L'uovo si troverebbe a Castel dell'Ovo.

Esso si trova tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia.

Il primo castello fu costruito da Licinio Lucullo (117 A.C.-56 A.C) su un isolotto di tufo di nome Megaride.

Il primo nome del fortilizio fu Castellum Lucullianum.

Nella metà dl V secolo D.C, con la crisi inarrestabile dell'Impero Romano d'Occidente, l'imperatore Valentiniano III (2 luglio 419-16 marzo 455) lo fece fortificare.

Nel 476, ospitò l'ultimo imperatore d'Occidente Romolo Augustolo (461 D.C.-511 D.C.) che fu deposto dal capo del popolo barbaro degli Eruli Odoacre (433-15 marzo 493).

Dopo la morte dell'ex-imperatore, arrivarono sul posto i monaci basiliani, che furono chiamati da una matrona a portare le reliquie di San Severino Abate (410-8 gennaio 482).

Il castello divenne un convento.

Nell'872, il vescovo Atanasio di Napoli (830-15 luglio 872) si rifugiò sull'isolotto, che fu denominato Isolotto di San Salvatore, durante il suo scontro con il duca Sergio II (morto dopo l'877).

Nel X secolo, il castello-convento fu raso al suolo per evitare che i Saraceni lo conquistassero e ne facessero una base per conquistare la città ed i monaci si ritirarono a Pizzofalcone.

Un documento del 1128 cita una certa fortificazione denominata "Arx Sancti Salvatoris" dalla chiesa di San Pietro.

La chiesa fu realizzata dai monaci.

Testimone dell'insediamento monastico è proprio la chiesa.

Le prime notizie che parlano dei monaci risalgono al 1324.

L'unico elemento architettonico di rilievo rimasto del cenobio è l'ingresso preceduto dai grandi archi del loggiato .  

Nel 1140, il re Ruggero II il Normanno (22 dicembre 1095-26 febbraio 1154) fece di Castel dell'Ovo la sua sede, anche se il fortilizio fu usato come abitazione solo in poche occasioni.

Così, iniziò a costruire nuove fortificazioni sull'isolotto, fino ad arrivare al castello che oggi noi vediamo e che vide le epoche degli Angioini, degli Spagnoli,  dei Borboni, dei Francesi e poi di nuovo dei Borboni,  fino ad arrivare al 1861, anno in cui l'Italia fu unita.

Ora, la leggenda parla dell'uovo.

Nel 1370, ci fu un evento sismico che fece crollare l'arco naturale che univa l'isolotto alla terraferma.

La regina Giovanna (1327-12 maggio 1382) dovette giurare di avere sostituito il leggendario uovo, per non generare panico. 

Forse, per capire una città, bisogna capirne la storia e la cultura.

Riguardo a ciò,  caso di Napoli è eclatante.



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