FASCISTI FUORI STAGIONE (Ettore Malcangi)

STORIA

2 Aprile 2020


Fascisti fuori stagione

(Ettore Malcangi)

Talvolta ripenso al passato e mi abbandono ai ricordi: mio padre, classe 1901, volontario in entrambe le guerre mondiali, aderente ai Fasci dal Marzo del ‘19, mai pentito delle sue scelte (la foto è del ‘44), fu sempre per me un modello di stile di vita, sobrio e dedito al dovere, mi insegnò il valore della lealtà e della coerenza, nel dopo guerra, a prescindere dalle proprie personali difficoltà, si adoperò per aiutare i Camerati in difficoltà di cui ricordo solo il Generale Fiaschi, comandante della difesa antiaerea della RSI e un certo Emain, ex sottosegretario alle finanze di Petain ma per casa era un continuo andirivieni di ufficiali od ex ufficiali suoi amici, mi insegnò lui stesso l’uso delle armi sin da bambino ma soprattutto mi insegnò quando e in quali circostanze fosse giusto e legittimo il loro uso e mi fece giurare che avrei sempre difeso la mia Patria e il suo nome e tutto ciò che la rappresenta con lealtà e onore e con tutte le mie forze e le mie risorse e io fui d'accordo. Credo di non esser mai venuto meno a questo giuramento in oltre cinquant'anni di lotta anche se purtroppo non sono stato capace di ottenere alcun risultato utile alla mia Patria e alla mia Nazione! Oggi l'unione di tutte le frange disperse del Fascismo è un'assoluta ed impellente necessità non più procrastinabile se vogliamo che fra qualche anno esista ancora (o di nuovo) una Nazione Italiana; ricordo i Camerati che ho conosciuto, esempi di coerenza ed integrità come Cesare Ferri o Piero Battiston entrambi grandi vittime del nostro sistema giudiziario quanti anni ha passato in galera Cesare Ferri? Ho calcolato che fossero circa una dozzina senza mai una condanna! La nostra fu un’amicizia abbastanza breve, si incaricò la magistratura italiana di questo, lo conobbi nel ‘78, quando lui uscì dalle patrie galere ma subito divenimmo ottimi amici e conservo di lui una grande stima, ricordo le nottate parlando di tutto dalla filosofia alla religione, non solo di politica, ricordo la volta che decidemmo di andare a cena in un ristorante in Valsassina ma prima dovemmo passare da un paese vicino a Piacenza a prendere la sua ragazza, per fare più presto io deciso di restare in autostrada sino a Como per prendere il traghetto a Lierna e attraversare il lago da lì ma quando arrivammo vedemmo l’ultimo traghetto che tranquillamente navigava ormai verso l’opposta sponda! C’era un silenzio incredibile, udii uno sciacquio e dissi a Cesare (piuttosto deluso per l’inconveniente): “senti i pescioni nel lago”, per anni mi ricordò questa frase prendendomi in giro! (dovemmo poi fare il giro del lago ed entrare in Valsassina dal fondo ma riuscimmo lo stesso a cenare anche se molto tardi), poi seppi, mentre già ero in latitanza, che lo avevano arrestato di nuovo per Brescia. Piero Battiston, del gruppo La Fenice di Giancarlo Rognoni, vicino ad Ordine Nuovo aveva già collezionato anni di latitanza in Grecia e un breve periodo in carcere quando lo conobbi ma legammo subito e divenimmo grandi amici, ricordo il dolore che provai quando mi disse che avrebbe dovuto trasferirsi in Brasile sennò lo avrebbero mandato al confino in un paesino della Calabria, non era accusato di nulla in quel momento Piero Battiston ma proprio per questo lo consideravano “socialmente pericoloso”, già: era un Fascista, non potevano metterlo in galera neanche con uno dei soliti pretesti (in quel periodo di Camerati in galera ce n’erano circa tremila, quasi tutti in attesa di giudizio, in “carcerazione preventiva” che allora poteva arrivare a sei, dicesi 6, anni! Poi, come accadde a Ferri ed altri negli ultimi giorni ti arrivava un’altra accusa e si ripartiva con altri sei anni, sempre senza processo; l’ergastolo a rate senza una condanna!), e il confino di questa repubblica (minuscolo intenzionale perché di Repubblica dopo quella Romana del 1849 ne conosco solo una e non è certo questa!) non era certo come il confino del “terribile ventennio” in cui ti davano la casa e un piccolo sussidio sufficiente a vivere dignitosamente e (se volevi) ti aiutavano a trovare un lavoro a te congeniale in loco, no, in questa repubblica ti dovevi arrangiare, loro ti mandavano in un paesino sperduto e se ci potevi vivere con i tuoi mezzi buon per te, se non potevi meglio, perché se uscivi dal paesino finalmente potevano sbatterti in galera per qualcosa, se per mangiare eri costretto a delinquere, meglio ancora, finalmente eri un delinquente comune e nessuno poteva dire che tu fossi un detenuto politico (ricordo che in quegli anni l’Italia abbia collezionato circa un centinaio di condanne del tribunale dell’Aia per violazioni dei “diritti umani” ma ovviamente è passato tutto sempre sotto silenzio).

Carlo Digilio (zio Otto per gli amici) personaggio di grandissima capacità tecnica con cui condivisi buona parte della mia latitanza che mi insegnò molti trucchi sulla falsificazione di documenti, solo molto tempo dopo seppi che era della CIA e divenne anche un “collaboratore di Giustizia” (molto poco collaboratore per mia fortuna); non saprò mai come sarebbero andate le cose se avessimo potuto davvero partire per Panama e aprire il progettato fronte di guerriglia anti americana nel Darién: avrebbe prevalso la sua affiliazione alla CIA o l’amicizia e il rispetto che ormai ci legava dopo anni di comune latitanza? Voglio pensare che non mi avrebbe tradito così come non lo fece pur facendo il “pentito”, non riesco a non ricordarlo anche con un certo affetto pur con gli screzi che ci separarono più tardi!

Voglio ricordare anche due Camerati meno noti ma grandi vittime della repressione di quegli anni: Adriano Petroni, ultimo figlio di Violetta Petroni, Ausiliaria RSI, accusato di un attentato dimostrativo a Torino ma senza prove venne prima trattenuto in carcere, poi allo scadere dei termini lo misero in un manicomio criminale dove stette per ben tre anni di cui mi risulta un intero anno su letto di contenzione, non ammise nulla e non coinvolse mai alcun altro camerata! Non so oggi dove sia ma dovunque sia ora, che continui a combattere o meno la mia stima per lui rimane intatta; il secondo è Patrizio Moretti, stava bene Patrizio Moretti, aveva un bel locale a Milano ben frequentato, i soldi non gli mancavano certo anche per gli sfizi, ma aveva un grave difetto: era Fascista, per giunta amico di un certo Giancarlo Esposti, un bel giorno i Carabinieri lo vanno a prendere e lo portano a Brescia, si trova di fronte il PM Trovato, il PM gli dice di non preoccuparsi che sanno benissimo che lui non c’entra nulla con Piazza della Loggia, deve solo firmare una dichiarazione e la sera se ne può tornare a casa tranquillo, gli chiedono di dichiarare che ha sentito Giancarlo Esposti e Gianni Nardi parlare dell’attentato da fare a Brescia (entrambi frequentavano il suo locale come altri camerati) lui si rifiuta di mentire e questo gli costa molto caro: un anno di galera, ma gli sfasciano il locale, lo mettono sul lastrico, sua madre è costretta a fare lavori domestici per mangiare, una vita distrutta per non voler mentire! Ora spero che sia più tranquillo il nostro Camerata Patrizio! Ricordo il bravo Abdul Razak Hersi Alì, amico Somalo, figlio di uno “Sciumbasci” degli “Zaptié” (maresciallo dei Carabinieri coloniali) che rischiando anche l’impiccagione mi fece da guida in Tanganika guardandomi sempre le spalle con grande capacità riuscendo sempre a “spianarmi la strada” in ogni situazione facendo sì che potessi ottenere quanto serviva agli amici uruguaiani. Ricordo il caro amico Dante Polverosi che purtroppo ho perso di vista, ricordo il bravo Gilberto Cavallini, ancora in carcere, ricordo il Bravi, il Sella, Remo Casagrande, Maurizio Mariano, Luigi Cozzi, Enzo, Alessandro, Gianni Prudenza, Paco de la Cruz, Heinard Brash, l’amico Amir Tagadosi, Iraniano, valoroso combattente e poi medico, persona di grande saggezza che vorrei poter ritrovare, il bravo Luca Cerizza (che avrei volentieri strangolato per la sua imprudenza: dalla Bolivia, evidentemente per mancanza di soldi, aveva fatto chiedere da Gigi Pagliai ai suoi genitori di chiamarmi per darmi un messaggio da parte di Stefano che era il suo nome di copertura, meno di tre giorni dopo Gigi era morto ed io in galera a Bologna), ricordo Juan (Jean-Claude Helmèr) Camerata di mille avventure in quattro continenti, ricordo Angelo Angeli carissimo amico cui devo molto, che nonostante i rischi venne spesso a trovarmi in latitanza e a portarmi conforto anche materiale, sia in Italia che in Repubblica Dominicana, ricordo tanti volti a cui ormai non corrisponde più un nome (o ne corrispondono troppi) volti di Camerati persi di vista o “andati avanti” tanti, troppi volti, troppi nomi e storie, troppe sofferenze di veri e propri martiri per questa Patria che ci rinnega cui abbiamo donato tutte le nostre vite e che continuiamo ad amare, questa Patria per cui è ancora un onore anche morire ma che presto forse sarà proprio solo un’espressione geografica!
Senza il Fascismo l’Italia è destinata a morire, è destinata a morire una cultura plurimillenaria che ha prodotto il novanta per cento dei geni, degli artisti dei grandi del pensiero dell’umanità tutta, una cultura che affonda le radici nella civiltà Greco-Romana e che ha prodotto la nostra attuale civiltà Europea, il Fascismo non è dottrina politica inventata, è nel DNA degli Italiani, è lo spirito dell’Italia stessa, è fede viva, è religione civica, è lo spirito immortale di Roma che ancora soffia in noi, di Roma che vuole risorgere a nuova e ancor più potente vita! Questo è il Fascismo!
Non credo che tutti questi sacrifici siano stati vani, non voglio crederlo! se solo fossimo riusciti a trasmettere alle nuove generazioni lo spirito del Fascismo così come lo abbiamo ricevuto dai nostri padri e fratelli maggiori della RSI non sarebbero stati vani! Ci siamo riusciti? Io spero di sì e sono ancora certo che il Fascismo tornerà a trionfare, non solo in Italia ma nel mondo intero, è una ineluttabile necessità storica!



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