GENERALE DOMENICO MITTICA (Luca Bonanno)

STORIA

3 Ottobre 2019


Generale Domenico Mittica

 

 

(Luca Bonanno)

Domenico Mittica nasce l’11 aprile 1894 a Sant’Ilario dello Jonio, un paese della provincia di Reggio Calabria. Figlio di una Calabria molto povera, dove forte era il fenomeno dell’emigrazione, comandata politicamente dai socialisti, con qualche rara roccaforte cattolica soprattutto nel cosentino.                    Le sue prime notizie si hanno con l’entrata dell’Italia nella Grande Guerra dell’Italia dove con il grado di sottotenente di completamento di fanteria arriva il 17 agosto 1915 in territorio dichiarato in stato di guerra. L’anno successivo partecipa alla battaglia del Monte Cengio dove, il 3 giugno, viene fatto prigioniero. Durante questa battaglia ottiene la prima decorazione: la Croce di Guerra al Valor Militare con la seguente motivazione: Mittica Domenico, da Sant’Ilario dell’Jonio (Reggio Calabria), sottotenente complemento 212 reggimento fanteria. – Comandante di un plotone in posizione di capitale importanza, seppe, col proprio esempio, ottenere il massimo rendimento dai suoi dipendenti, opponendo all’avversario una tenace resistenza. – Cima di Monte Cengio (Altipiano di Asiago), 28 maggio – 8 giugno 1916”.               Essendo prigioniero non riesce a partecipare, di conseguenza, all’offensiva italiana che, partendo, dal Piave e dal Grappa arrivò fino a Trento costringendo lo stremato esercito austriaco alla resa.                                    

Con la fine del conflitto avviene la liberazione della prigionia, il congedo militare (26 novembre) e rientro a casa. Conflitto che segnò profondamente lo spirito di Mittica. Il legame cameratesco creatosi nei campi di battaglia, nelle trincee con altri italiani di altre regioni d’Italia sono alla base del suo futuro percorso. A lui ben si addicono le parole con cui Ernst Junger descriverà i nuovi rapporti creatisi, il cameratismo <<In guerra abbiamo avuto la possibilità di sperimentare l’uguaglianza reale e sublime, che al di là di ogni disuguaglianza basata sul possesso e sulla collocazione sociale, risveglia fulmineamente, quale esperienza mistica, nelle masse il sentimento di appartenenza a una unica razza, a una sola carne e sangue che è la stessa coscienza con cui fronteggiare il mondo esterno. Mi ricordo anche di aver avvertito più tardi ancora qualche volta, prima dell’attacco, questo sentimento di fratellanza, questo legame interiore. Non dobbiamo perderlo nemmeno in tempo di pace>>.                                                      

Immediata l’adesione, all’atto della fondazione, il 3 ottobre 1920 ,al Fascio di Reggio Calabria composto da una cinquantina di persone che ebbe il suo primo atto con la partecipazione ad una manifestazione celebrativa della Marcia di Ronchi dei Legionari il 12 settembre. Con l’inaugurazione del fascio viene redatto un manifesto che recita “Fra l’incancrenirsi dei partiti che si screpolano, si scindono, si dissolvono, e passano al vecchiume delle cose morte; tra una borghesia pavida e attonita ed una vile accozzaglia di gente innamorata del proprio ventre, una novella forza sorge e irrompe … Per chi c’impedirà il passo sia esso qualche dubbioso, qualche vile, qualche imbelle disertore di ieri, qualche fraudolento demagogo di oggi, basterà il luccichio di un affilato pugnale e il passo sarà libero”; proseguendo rivolgendosi alla massa di cittadini sfruttati e ingannati “a questa massa che ci mostrerà i calli nelle mani noi diremo una parola d’amore; di questa folla noi saremo l’avanguardia, con questa folla proseguiremo il cammino fino al trionfo completo”; per poi proseguire parlando della Patria “La brandiremo questa nostra bandiera d’Italia contro tutti i vigliacchi, contro tutti i vampiri che ci hanno rubato la gloria della Patria nostra. Guidati da questo sacro simbolo intraprenderemo le nostre lotte per un solo ideale, con una sola fede, per un solo nome: l’Italia”. Tra le azioni più famose del fascio di Reggio c’è l’assalto alla Camera del Lavoro del 4 novembre per commemorare l’anniversario della vittoria della Grande Guerra.                 

 Oltre all’attività “politica” Mittica ricomincia a studiare e s’iscrive, nell’aprile del 1920, alla facoltà di Ingegneria all’Università di Messina. Studi che proseguono con il trasferimento a Torino dell’anno successivo e l’iscrizione al Politecnico dove, nel 1929, otterrà la laurea di Dottore di Ingegneria Industriale Meccanica (sezione elettrotecnica).                       

Partecipa entusiasta alla Marcia su Roma, per poi entrare immediatamente far parte della MVSN.       Sul finire del 1925 viene nominato segretario del Guf torinese, carica che ricoprirà fino alla fine del 1929 venendo sostituito da Guido Pallotta. In questa veste è tra i promotori del periodico del Guf torinese, Rivista Universitaria. Rivista che ha lo scopo, come si legge dalle parole di Mittica, di << preparare la migliore gioventù italiana – i goliardi fascisti – ai cimenti della vita>>, un foglio che << dirà ciò che si deve fare; sarà una necessità spirituale – nostra – esprimerà i nostri propositi – i nostri intenti e sopra tutto la nostra forza giovanile e inestinguibile>>.

Ma lui rimane fondamentalmente un soldato e con l’inizio delle ostilità in Africa viene richiamato alle armi, mobilitato ed assegnato in data 23 settembre 1935, a disposizione del comando 4° divisione CC.NN 3 Gennaio. Partecipa alla battaglia dell’Amba Aradam che apre le porte all’ingresso del primo Corpo d’armata ad Amba Alagi. In questa battaglia si distinse, tanto da meritare la Croce di guerra al Valor Militare con la seguente motivazione: “Mittica Domenico, seniore 215° battaglione CC.NN. – Comandante di battaglione lo guidava in combattimento con perizia e valore. – Amba Aradam, 12-16 FEBBRAIO 1936-XIV”. Di questo periodo ci viene descritto in un libro dell’epoca come una <<salda figura di fascista e di organizzatore, valoroso soldato della grande guerra>>. Nel seguito della battaglia Mittica assume il comando del 215° battaglione che sotto la sua guida e per il suo ascendente particolare si trasforma in una compatta e salda unità, distintasi in tutta la campagna. Con la fine del conflitto, con l’ingresso il 5 maggio, delle truppe italiane capitanate da Badoglio ad Addis Abeba Mittica rientra nella sua Torino. Per poi l’anno successivo sposarsi e avere un figlio. Con lo scoppio del conflitto civile spagnolo Mittica viene designato a capitanare il battaglione “Sierra Lazaro” facente parte del 1° Reggimento “Flechas Azules”. Questa divisione “Flechas Azules” era composta da un battaglione d’assalto “Sierra Avila” e da due Reggimenti Fanteria composto ognuno da tre battaglioni.  Flechas Azules che assieme alla 23 marzo si distinse nelle battaglie attorno a Valencia. Dopo la battaglia denominata dell’Ebro, a Mittica, durante un’azione a Mirablanca, fu assegnata la medaglia d’argento al valor militare (“Comandante di Battaglione incaricato di completare l’occupazione di una importante dorsale, le cui cime, rocciose ed insidiose, erano state più volte occupate e perdute, risolveva di agire con una serie di colpi di mano, da lui personalmente condotti. Messosi pertanto alla testa di un centinaio di uomini, snidava, con una serie di irruenti lotte a bombe a mano, gli avversari annidati sulla intera dorsale che il grosso del suo battaglione occupava definitivamente. Mirablanca 28-3-1938-XVI”), dove dopo aspri combattimenti il 1° Reggimento riuscì ad arrivare a Rio Matarrana, per poi proseguire l’avanzata fino alla città di Tortosa che però fu presa soltanto il 13 gennaio ’39, in quanto i repubblicani in fuga distrussero tutti i ponti che collegavano la città.                                       Il 26 marzo 1939 partecipa all’adunata degli squadristi organizzata per celebrare i vent’anni della fondazione dei Fasci e, nell’occasione viene insignito del titolo di Squadrista e dell’onorificenza della Sciarpa Littorio (destinata ai partecipanti della Marcia su Roma). Nello stesso anno entra a far parte del Direttorio del Fascio di Torino e ottiene il titolo di 1° Seniore MVSN.                                                              L’anno successivo gli viene comunicata la notizia di tre nuove medaglie al Valor Militare relative al periodo spagnolo: - “Medaglia d’argento al V.M. – Comandante di battaglione di primo scaglione, travolse, in giornata di aspro combattimento, due linee di difesa nemiche e ne attaccò una terza formidabilmente apprestata a difesa. Nonostante le forti perdite, riuscì a raggiungere, col suo battaglione, la linea più avanzata di tutte le truppe operanti, di continuo esempio ai suoi reparti per sprezzo del pericolo e per ardimento. In un’azione successiva contro le stesse posizioni respinse due furiosi contrattacchi nemici e rinnovò in circostanze molto serie, le prove di ardimento date precedentemente, dimostrandosi capo tenace, valoroso e trascinatore. – Monleone, 19-21 luglio 1938 XVI”.     

“Medaglia d’argento al V.M. –  Comandante di battaglione valoroso, ardito, ricevuto ordine di occupare una posizione fortemente tenuta dal nemico e comprendente un importante e vitale incrocio stradale, alla testa del suo battaglione, procedeva arditamente alla conquista degli obbiettivi assegnatigli, travolgendo con una manovra audace le difese nemiche. In un’altra circostanza, in un momento in cui i battaglioni di primo scaglione venivano arrestati dal nemico deciso e baldanzoso, col proprio battaglione si offriva di scavalcare la linea per assaltare il nemico da un fianco. La sua azione fulminea provocava il cedimento e la resa del nemico, con la cattura di trecento prigionieri. – Catalana – Texeras – Rocca Tommasan, 5-9 gennaio 1939 XVII; Casa Escluela 4-5 febbraio 1939 XVII” “Medaglia di bronzo al V.M. –  Con perizia attaccava una posizione fortemente presidiata dal nemico e la conquistava con ardito assalto. Con i primi arditi balzava anche lui. Magnifica figura di valoroso combattente e di fascista. – Quota 806 di Aguilò, 16 gennaio 1939 XVII”.

Oramai Mittica è sempre più uno dei personaggi più in vista del fascismo torinese e sul finire del maggio 1940 viene nominato Ispettore dei GUF. Con l’ingresso in guerra dell’Italia viene richiamato in servizio nella MVSN, per assumere il comando di una unità mobilitata per il fronte: la 45.a Legione CC.NN d’Assalto “Alto Adige” che sbarca a Durazzo il 30 dicembre 1940; che andrà a combattere sul fronte sud dell’Albania inquadrata nell’11.a Divisione Fanteria “Brennero”, divisione che a sua volta faceva parte del XXV Corpo d’Armata. Durante l’offensiva greca su Tepeleni, che si svolse dal 9 al 12 febbraio ’41, la legione comandata da Mittica, assieme al 231° e 232° Rgt. Fanteria, oppone un’accanita resistenza. Divisione Brennero che nel corso della battaglia dell’Epiro, iniziata il 7 aprile e conclusasi il 23, rompe le difese del Kurvelesh dopo quattro giorni di furenti combattimenti. Con la presa tedesca di Salonicco e la conquista italiana di Coriza e Argirocastro termina la guerra sul fronte italo-greco con la richiesta di armistizio da parte dei generali greci.              

Con il rientro a Torino dell’agosto 1941 assume la direzione del quindicinale Vent’anni, subentrando a Ather Capelli.  Esperienza come “Direttore alle armi” che dura molto poco, vista la tanto sospirata partenza per il fronte russo. Di questa esperienza come direttore ci rimane ben poco: un articolo e una lettera. Articolo che però fa ben capire cosa significhi per lui il fascismo <<noi vogliamo affermare la nostra abissale distanza da tutto ciò che sa di denaro, di facilità, di acquiescenza: vita breve, magari, ma intensa. Niente di comune con la sudicia borghesia dei ricchi e degli arricchiti, o con le scorie di qualche settore che ha saputo o sa trarre profitto tangibile dalla propria falsa fede. Noi vogliamo che i nostri lettori sappiano, capiscano e possibilmente accettino il nostro punto di vista. Che è questo: il Regime, la Nazione, la Patria hanno bisogno di gente che odii il denaro: di gente pronta a morire di fame, e non mai capace di avvilirsi. Di gente orgogliosa e spartana, mai pingue ed accomodante. Ecco di cosa viviamo>>.                                            

 Ruolo che saluta con una lettera in cui dice <<Parto finalmente per la Russia>>.Infatti sostituisce Nicchiarelli al comando della Legione Tagliamento, con l’arrivo il 6 giugno 1942 nella zona di operazioni. Al suo comando la Tagliamento occupa l’importante centro di Nikitino un caposaldo russo protetto da campi minati, a scopo difensivo, dai russi. Dopo un attacco nemico respinto, la mattina seguente venne creato il Raggruppamento autonomo Mittica, composto dal Gruppo Battaglioni CC.NN M d’Assalto Tagliamento, Legione Croata e III Gruppo artiglieria ippotrainata, con lo scopo di contrattaccare, con truppe scelte gli avversari. Ad agosto incominciò quella da noi chiamata la prima battaglia difensiva del Don: i russi per circa dieci giorni, dal 12 al 20 agosto, effettuarono alcune piccole incursioni, contro gli schieramenti italiani, per individuare il punto debole dove poter attaccare; punto debole individuato nel settore del 54° Reggimento della divisione Sforzesca. Il 20 agosto, i russi attaccarono proprio in quel punto; dopo furiosi combattimenti, durati due giorni, le truppe italiane riuscirono a posizionarsi a difesa di Tchebotarewskij. Pesanti attacchi che continuarono anche nei giorni successivi, attacchi sempre contenuti dagli italiani con notevoli perdite e con il problema delle munizioni in esaurimento “gli uomini da tre giorni non riposano, da due giorni non mangiano, ma domandano solo munizioni”. Il comando di settore autorizzò le CC.NN della Tagliamento a togliere la camicia nera e indossare la divisa grigioverde, in quanto i russi attaccavano con più ferocia i legionari, ma Mittica, trovando il consenso dei suoi uomini, rifiutò segnatamente ed orgogliosamente la proposta. Il giorno 25 i russi attaccarono Tchebotarewskij avvolgendo da est gli italiani, nonostante questa critica situazione si riuscì a resistere per ore. Mittica data la gravità della situazione ordinò una sortita che raggiungere una zona “amica”. Sortita che si svolse con lanci di granata e duelli all’arma bianca con lui sempre fieramente alla testa dei suoi uomini, che si concluse positivamente arrivando al villaggio di Gorbatowo, portando dietro tutti i feriti e molti corpi dei caduti in modo che non cadessero in mano russa. La Tagliamento venne scelta per occupare Quota 228 tra le valli di Kriuscha e Zuzkan, ma al suo arrivò trovò la zona già occupata dal nemico. Con un’azione che sorprese i russi, l’obiettivo venne raggiunto. Il giorno 31 agosto la situazione si stabilizzò con l’arrivo della 4° divisione alpina Tridentina che attaccò e mise in fuga i russi. Con l’inizio di settembre la Tagliamento oramai quasi totalmente incompleta, venne trasferita di riserva in attesa degli uomini di complemento e dei materiali necessari.                                                    

 Il 3 ottobre Mittica venne informato, dal generale Diamanti, del telegramma inviato dal capo di stato maggiore della MVSN, Galbiati, in cui si elogiava la Tagliamento “Sono fiero di comunicare che nel 1° Annuale dei battaglioni M ai battaglioni LXIII E LXXIX viene dato il premio della M sanguigna che la Legione Tagliamento, prima, ed il Gruppo Tagliamento poi, hanno meritato combattendo contro l’originario e sempre più odiato nemico”. A ciò Diamanti aggiunse “Quale vostro Comandante non posso che esultare dell’alto riconoscimento concesso ai gloriosi battaglioni del Gruppo Tagliamento il cui valore ed il cui eroismo sono stati da me personalmente constatati”. La risposta di Mitica non si fece attendere “I legionari del Gruppo Tagliamento salutano la “M” sanguigna alzando i pugnali al sole nel tenace proposito di portare il superbo monogramma del DUCE oltre ogni meta e chiedono a Voi, valoroso Comandante del loro Raggruppamento, di esprimere all’Eccellenza il Capo di Stato maggiore della Milizia Legionaria la riconoscenza che non ha limiti”.              Per la campagna di Russia gli viene assegnata la medaglia d’argento, con la seguente motivazione: “Comandante di un Gruppo battaglioni Camicie Nere, durante più giorni di intensi apri combattimenti, nonostante i suoi due battaglioni fossero decentrati presso altre unità, si recava in mezzo ai suoi reparti, mentre più infuriava la battaglia, apportando con la sua presenza animatrice nuovo vigore alla lotta. Riassunto il comando del Gruppo in un momento particolarmente critico del combattimento, mercé la sua perizia e il suo personale valore contribuiva efficacemente alla resistenza del settore affidato alla difesa delle sue Camicie Nere, riuscendo a contenere il travolgente impeto di forze nemiche notevolmente superiori. – Tachebotarewskij, 21-25 agosto 1942 XX”. Onorificenza che succede alla Croce di Guerra al Valor Militare assegnatagli per un’azione di luglio: “Mittica Domenico fu Giuseppe e di Palmisani Teresa, da S. Ilario Ionio (Reggio Calabria), classe 1894, console, gruppo camicie nere <<Tagliamento>>. Comandante di un gruppo battaglioni camicie nere a stretto contatto con l’avversario, durante un’azione di contrattacco nemico che metteva in seria crisi un reparto uscito in esplorazione, con azione di comando forte e decisa riusciva prima a contenere e poi a ricacciare l’avversario oltre le posizioni di partenza. – Schterowka (fronte russo), 17 luglio 1942                 Campagna di Russia che per Mittica si conclude il 3 dicembre, con il ritorno a Torino venerdì 18 dicembre con anche il conferimento della croce di ferro germanica di seconda classe (28 ottobre): “Comandante di Gruppo Btg. CC.NN. impegnato in apri combattimenti durante quattro mesi di ciclo operativo, dava brillanti prove di capacità di comando e sereno ardimento. Sferratosi l’attacco nemico per sfondare le nostre posizioni sul Don, impegnava decisamente il combattimento in cui, dal 20 al 25 agosto, le sue Camicie Nere furono protagoniste di epiche pagine di valore. Infranta l’offensiva dell’avversario, sempre alla testa dei suoi Legionari manteneva saldamente le posizioni assegnate, incurante di ogni sacrifizio e sprezzante di ogni pericolo, animatore di uomini e suscitatore di fede. – Fronte russo, 28 ottobre 1942 XX”.    

Oltre all’incarico di Ispettore del PNF, il ritorno dalla Russia segna anche la ripresa dell’attività di docente di Cultura militare presso la R. Università di Torino su incarico del Ministero dell’Educazione Nazionale.        Con l’arrivo del 25 luglio decade da tutti i suoi incarichi. Lo troviamo davanti a Casa Littoria, nello strenuo tentativo di difenderla dall’assalto di una folla inferocita, in camicia nera, su un’autoblindo venendo “ferito alla testa da un gruppo di facinorosi”.                                        

Accorre immediatamente nelle fila della Repubblica Sociale, e con la nascita ad ottobre del Fascio Repubblicano di Combattimento di Torino retto da Giuseppe Solaro, viene designato Comandante della Gioventù e addetto al collegamento con la Milizia.                            Per la sua retta figura viene designato come uno dei giudici del Tribunale Speciale Straordinario chiamato a giudicare i traditori che decretarono la caduta del Regime. Processo ai traditori del fascismo che si concluse l’11 gennaio 1944, dopo tre giorni di dibattito, con la condanna a morte dei firmatari dell’ordine del giorno Grandi. Il giorno successivo i maggiori giornali torinesi portano la tragica notizia della morte di Mittica: di ritorno da Verona, sull’autostrada Milano – Torino, il giorno 12, verso le ore 18, all’altezza del casello di Greggio, la macchina, una Fiat 1500, con a bordo lui, l’ufficiale d’ordinanza centurione Clemente Fabiani e l’autista Giacomo Ponte, si capovolge, precipitando per la scarpata laterale della strada, causa lo scoppio del pneumatico posteriore sinistro. Mittica, che aveva sbattuto il capo, muore subito mentre il centurione e l’autista rimangono gravemente feriti e ricoverati immediatamente presso l’ospedale di Novara. Il corpo senza vita viene portato all’ospedale di Vercelli dove viene “visitato” dal Capo della provincia e da tutte le autorità, composto nel feretro, per poi essere portato nella camera ardente preparata a Palazzo Littorio fra un’infinità di corone di fiori. La salma viene tumulata a Torino, città adottiva di Mittica. Oggi purtroppo della tomba rimane una piccola lapide, con il resto della struttura andata, molto probabilmente, distrutta dalla furia iconoclasta dei “vincitori”, alla conclusione del conflitto mondiale. Vedova Mittica che, a distanza di un anno dalla tragica morte del marito, una volta trovato un lavoro per sostenere sé stessa e il figlio, restituisce le 50 mila lire che il Partito le aveva donato per aiutarla a sopravvivere, aggiungendo con l’invito che “vadano ad altri bisognosi”.          

Un uomo, un soldato che ha partecipato a cinque guerre (Grande Guerra, Africa, Spagna, Grecia, Russia) sempre distinguendosi per azioni valorose, senza mai tirarsi indietro e, per assurdo, finito per morire per un banale incidente. Un eroe colpevolmente dimenticato a cui ben si addicono queste parole della scrittrice greca Savitri Devi <<Se dovessi scegliere un motto, prenderei questo: <<Puro, duro, sicuro>> in altri termini: inalterabile. Esprimerei così l’ideale dei Forti, di quelli che nulla abbatte, che niente corrompe, che niente fa cambiare; di quelli su cui si può contare, perché la loro vita è Ordine e Fedeltà, all’unisono con l’Eterno>>.

                                                                                             

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