DICHIARAZIONI E INTENDIMENTI (Barbara Spadini)

COMUNICAZIONI ASSOCIATIVE

1 Ottobre 2019


Dichiarazioni e intendimenti

 

(Barbara Spadini)

 

Il nostro sodalizio è ”associazione culturale”, non movimento militante e/o politico: questo significa che, i membri del gruppo osservano degli intendimenti – dichiarati nello statuto- di tipo intellettuale, riguardanti spirito e mente, pensiero e tradizione, non sbandierati attraverso divise, labari, squadroni o altri inquadramenti militareggianti, né dichiarati in programmi partitici da presentare alle elezioni.

Il gruppo cresce e si fortifica attraverso la gestione comune di ricerche, articoli, scritti, eventi che servono ad elevare l’anima e ad alimentare la sete di conoscere senza la quale un uomo è solo un mezzo uomo e che dovrebbero essere comunque alla base anche di ogni azione militante e politica. Non esiste e non può esistere alcuna militanza e alcuna presa di posizione in questo mondo che non sia sorretta da un’opportuna preparazione mentale, da una predisposizione culturale, da una naturale sete di miglioramento interiore.

Quindi il “soldato politico” dovrebbe prima di tutto essere un uomo preparato e, poiché la ricerca personale non si esaurisce mai, dovrebbe essere uno spirito in perenne viaggio interiore, al fine di non cadere nelle trappole che il sistema ha disseminato sui percorsi di ognuno di noi, allo scopo di minare la nostra libertà.

La nostra associazione, quindi, trova nella libertà d’espressione e d’azione il proprio intento principale, in quanto volontaria aggregazione di uomini e di donne consapevoli, ragionanti, predisposti alla ricerca e non disponibili a vivere nel grigiore del branco.

Questa volontà comune ci espone, anche personalmente e ci fa riconoscere per un certo stile di vita: siamo tutte persone non facili, spesso non gradite, a volte perseguite e criticate, ma soprattutto accomunate dall’avvertire sempre più che questo mondo non è il nostro.

Per sopportare meglio il “peso” di questa nostra estraneità al sistema, ci siamo aggregati in un insieme di affini, per idee e modus vivendi, ben lontano dalla politica istituzionalizzata, che non possiamo riconoscere come adeguata ai nostri programmi in quanto obbediente a schemi che non ci possono vedere allineati, fra questi l’obbedienza ai dettami dell’UE, alle leggi economico-globaliste, alla dittatura del pensiero, alla religione del buonismo.

In particolare la nostra  predisposizione associativa verso la cultura e la ricerca storica contemporanea, campo eminente nel quale tutti noi soci collaboriamo, ci porta alla riscoperta di una storia italiana ben differente da quella che la vulgata antifascista ha voluto sancire come definitiva ed eterna, portando la nostra libertà d’espressione a combattere la menzogna storica come un nemico, che inquina ogni possibilità di vera pacificazione nazionale, poiché queste falsità dividono i cuori e le menti, favorendo sempre più il doppio binario di due storie separate anziché di un’unica storia italiana condivisa e condivisibile.

Diviene quindi impossibile per noi porre fiducia nelle istituzioni politiche, nelle cosiddette “destre” odierne (basate su principi liberali, borghesi ed europeisti, capitalisti ed economici) non in linea con la nostra concezione di Patria sovrana ed identitaria, sostenuta da idee sociali adeguate al benessere dei cittadini. Diventa impossibile dunque anche porre fiducia in quei partiti che, al’interno dell’arco costituzionale, siano essi “sovranisti”, o  “identitari”, giurano di difendere l’attuale Costituzione italiana, fondata su valori antifascisti e resistenziali che non possiamo condividere, considerando che proprio la resistenza nel periodo 1943-45 è oggetto di riflessioni non conformi da parte nostra, attraverso studi e azioni culturali che in questi sette anni d’associazionismo hanno chiaramente mostrato l’antivalore partigiano e, di contro, il valore aggiunto di quella storia repubblicana 1943-45 che si vorrebbe sotterrare sotto tonnellate di inique definizioni, liquidandola come MALE ASSOLUTO.

Nessuno ci può fare la morale, non a noi, che la storia ce la stiamo scoprendo da soli, attraverso il nostro modo libero di porre orecchio alle varie “verità” proposteci, considerando le verità scomode come le più adatte e consone al nostro modo di essere e che proprio da quelle verità e da quella storia riscoperta, cerchiamo di trarre esempi confortanti di onore e coraggio, di patriottismo e di italianità.

Non per questo siamo cattivi cittadini, rispettando le leggi e vivendo di sano realismo in un presente che sappiamo comunque guardare con occhi pieni di disincanto.

Non per questo siamo pericolosi, di sicuro non ci armiamo per un colpo di stato, anche perché lo stato imploderà, saturo di menzogna ed ipocrisia, sotto i colpi della degenerazione valoriale che il comune senso sociale e politico vorrebbe imporre a tutti e questo accade sotto i nostri occhi consapevoli e, ahinoi, sotto gli occhi di una società inerme, in quanto sistematicamente deprivata di difese, che si adatta dunque a qualunque cambiamento di massa senza protestare, perché la protesta non è comoda e spesso richiede di decidere da che parte stare. E sappiamo bene con quanta facilità il “carro dei vincitori” attragga gli spiriti dei pavidi.

Noi non siamo cittadini del mondo né di questo mondo: le nostre solitudini sono ardite, come le idee che professiamo e non ci spaventa la nostra battaglia culturale, che forse servirà al recupero della verità fondante: la storia è una sola e deve essere condivisa e base critica di costruzione del presente e del futuro di tutti.

 

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