LIBELLULA, MAGICA GRAZIA ( di Barbara Spadini)

TRADIZIONE: l'Animale

26 Marzo 2017


Libellula, magica grazia

 

( di Barbara Spadini)

Affascinate insetto dalle mille varietà, appartenente all’ordine degli Odonati, la libellula trae il proprio nome da “ libellus” diminutivo di “libra”, in latino bilancia, poiché nel suo volo mantiene le ali perfettamente orizzontali. Da questo, il nostrano “librare”, che ben si addice alla grazia di quest’insetto, sottile, iridescente, quasi una presenza fatata entro l’ambiente lacustre o più in generale acquatico che lo ospita da sempre.

Insetto soggetto a metamorfosi, vive la prima parte della sua vita come uovo liberato nello stagno, trasformandosi in neanide o larva. Questo stadio ninfale dura da uno a tre o anche più anni, fase nella quale la nostra muta sembianze anche dieci volte. Arrivata allo stadio di maturità, abbandona l’acqua col proprio corpo adulto: testa enorme, fornita di ventottomila occhi che ruotano a 360 gradi; addome sottilissimo, formato da undici diversi segmenti, ali trasparenti, dalle mille nervature e  cangianti; zampe prensili e bocca fortissima. Capaci di volare anche a cinquanta chilometri l’ora, le libellule si nutrono di insetti che catturano e divorano in volo. Ottimi predatori in terra, in aria ed in acqua, il loro attacco non fallisce quasi mai, grazie ad un apparato neurologico complesso che permette di “prevedere” le mosse della vittima prescelta ( moscerino, zanzara, effimera), adattando il proprio volo continuamente, in una perfetto assetto aerodinamico mirato e letale nel 95% dei casi.

Quando una libellula si posa sul nostro dito, anzi si avvinghia ad esso, in una stretta potente, lasciando fluttuare l’addome sottile e facendo rientrare le ali sulla schiena, non pensiamo certo a quell’infallibile macchina da caccia che è, ma alla sua leggerezza trasparente e quasi diafana, che la rende simile ai nostri occhi ad una piccola fata, ad un animale magico e stupefacente, che sa sempre meravigliarci quando vola a pelo d’acqua in modo silenzioso.

Nella tradizione di molti popoli del resto la libellula ha svolto un ruolo spirituale importante:  in Giappone, anticamente chiamato Akitsushima ( o Isola delle libellule) ad esempio, essa era simbolo di coraggio, equilibrio, vittoria. Non per nulla nel Medioevo i Samurai ne utilizzavano l’effige cesellata sopra i propri elmi, come si vede da questo “elmo libellula”, forgiato nel Giappone del XVII secolo, utilizzato in combattimenti militari durante battaglie ove era necessario identificare immediatamente sul campo il leader attraverso un simbolo ben riconoscibile.

 Sempre in Giappone la libellula era riconosciuta come spirito del riso, poiché abitatrice delle risaie allagate.

In Cina essa rappresentava la bellezza, l’armonia e la prosperità, ma anche l’illusione che può rendere prigionieri di se stessi. Narra infatti un’antica leggenda che la libellula fu una volta un drago molto saggio, che volando portava di notte la luce grazie al suo respiro di fuoco. Il suo magico respiro creò l’arte della magia e l’illusione della forma cangiante. Poi il drago finì prigioniero della sua forma illusoria per imbrogliare il coyote, rimanendo intrappolato nel corpo della libellula.

In Australia, alcune tribù attribuivano alle libellule il potere di risvegliare dalle illusioni terrene, ma anche di spargere ovunque  il seme della pazzia pungendo i cavalli.

Nelle tradizioni dei Nativi americani, la libellula era sempre associata agli spiriti dei defunti, in quanto legata alla trasformazione, in conseguenza alle sue metamorfosi biologiche.

Nella cultura occidentale, invece, questo insetto è legato alla tradizione di fate e streghe, simboleggiando un complesso quanto bipolare stato dell’anima umana, sempre in bilico fra bene e male, luce e tenebra. Chiamata in Galles, Italia e Portogallo  “uncino del diavolo” o

“tagliatrice d’orecchi” , “ago del diavolo” o “scippatrice d’occhi”, per le caratteristiche del corpo allungato e dei bulbi oculari sporgenti, che le conferiscono un aspetto inquietante, in Svezia essa è invece associata alla verità e alla luce:  una tradizione  popolare narra che essa possa riconoscere chi mente e cucirgli occhi, la bocca e le orecchie.

Legata all’acqua, al vento, a tutto ciò che è quindi lieve come la brezza  e trasmutabile, come l’acqua che cambia la sua forma in relazione al contenitore in cui è versata, la libellula è sempre simbolicamente segno di trasformazione.

Essa ci porta a riflettere sulla caducità, sulla mutevolezza della vita nelle proprie situazioni in continuo movimento, ma ci ricorda col suo equilibrio che è sempre possibile attraversare queste fasi mantenendoci retti e consapevoli circa la nostra identità, senza lasciarci ingannare dalle apparenze o trascinare dalle illusioni.

Ecco che, ancora una volta, un minuto esserino dal peso di pochi grammi può rivelarci una mondo di spiritualità nascosto e spesso misconosciuto proprio nel tempo in cui il nostro frettoloso essere nel mondo, ce ne fa perdere spesso l’essenza. Uno sguardo a trecentosessanta gradi, come quello della libellula sulla Natura, potrebbe invece risultare saggio quando sentiamo il bisogno di connetterci non con l’occhio di  internet ma piuttosto con quanto ci è indispensabile per nutrire l’anima.








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