NASCITA DI UN LIBRO" LA GUERRA E' FINITA" (di Roberto Mancini)

CONFERENZE ASSOCIATIVE

13 Novembre 2016


Nascita di un libro:

“La guerra è finita”

(Roberto Mancini)

 

Nel giugno scorso il prof. Mario Michele Merlino, coautore di : ”La guerra è finita”, è stato ospite a Mantova  della nostra associazione  Pensiero e Tradizione per presentare il nuovo  libro; il prof. Roberto Mancini che per vari impegni non aveva potuto presenziare, ci ha lasciato questo scritto, letto durante la conferenza di giugno e che ora viene pubblicato quale preziosa testimonianza d’autore .

Il nostro libro  nasce durante una conversazione mattutina in un bar: comodamente seduti, sorseggiando un cremoso cappuccino, abbiamo cominciato a parlare della possibilità di scrivere la storia di due ragazzi che si incontrano a La Spezia per vendicare quell’onore perduto l’8 settembre del 1943.

“Abbasso tutti”, c’era scritto su una spalletta del Lungotevere.

L’8 settembre del 1943, giorno dell’armistizio, i giornali italiani uscirono listati a lutto. Era cominciato proprio quel giorno lo svuotamento del senso nazionale che fa di quella data il simbolo del male italiano.

E’ il carattere stesso di un intero popolo che viene messo in discussione: pensate per un attimo al film di Luigi Comencini:” Tutti a casa”, quando Alberto Sordi -nel dare il cambio ad una posizione costiera italiana- si accorge che i tedeschi avevano cominciato a sparargli contro.

Tutto trafelato trova un bar nelle vicinanze e telefona al suo colonello:” i tedeschi, devono essere alleati con gli americani, ci sono ordini?”- chiede successivamente all’ufficiale superiore.

Laconicamente l’altro gli risponde:” non so niente, guardi un po’ lei, cerchi di guadagnare tempo, nel frattempo cercherò di informarmi”.

Questo è l’8 settembre 1943, nessuno sapeva niente, un intero paese andava alla deriva, ma nessuno sapeva niente, bisognava arrangiarsi all’italiana.

Curzio Malaparte scriveva nella Pelle:” un magnifico mattino tutti noi ufficiali e soldati facevamo a gare a chi buttava più eroicamente armi e bandiere nel fango.Finita la festa, ci ordinammo in colonna e così senza armi, senza bandiere, ci avviammo verso i nuovi campi di battaglia per andare a vincere con gli Alleati questa guerra che avevamo già persa con i tedeschi. Ma a vincere una guerra siamo tutti capaci, ma è sicuramente più difficile perderla con onore”.

I due giovani protagonisti del nostro romanzo, Gaetano e Ludovico, non ci stanno, non si rassegnano: insieme a molti altri ragazzi italiani sentono che devono fare qualcosa, sentono soprattutto che nella vita non si può sempre fuggire. E’ vero, la guerra è già perduta, ma in ogni caso bisogna dimostrare al mondo e a noi stessi che non tutti ci chiamiamo Badoglio.

A questo proposito mi sembra opportuno ricordare che furono più  di duecentomila i giovani italiani che andarono ad arruolarsi nelle fila dei vari reparti della RSI.

Dall’unità d’Italia in poi non c’è mai stato un fenomeno di volontarismo di questo tipo.

Quella guerra del sangue contro l’oro non poteva finire così, bisognava continuare a combattere insieme agli antichi alleati.

Come sicuramente saprete, noi siamo degli insegnanti di storia e filosofia ( riferito a se stesso e al prof. Mario Merlino, n.d.r.), per tanti anni in classe durante le spiegazioni abbiamo visto i volti attoniti dei nostri ragazzi che perdevano progressivamente la memoria storica di un passato che ritenevano troppo  lontano, non poteva più appartenergli. Al contrario il nostro libro vuole recuperare quella memoria che appartiene indistintamente a tutti noi, avendo bollato d’infamia per l’eternità l’Italia.

I nostri politici sono figli e nipoti di quell’8 settembre 1943 e continuano a tradire tutto e tutti per difendere le loro poltrone. Ormai, questo svuotamento ideologico di cui parlavo prima è arrivato alle sue estreme conseguenze: tutto sembra cosi’ uguale, così massificato, cosi’ omologato. I tristi numeri della mediocrità che vediamo nei ludi cartacei di ogni elezione politica.

Ludovico e Gaetano, non si rassegnano, pur così diversi caratterialmente sono accomunati dall’idea: proprio quell’idea ci ha fatto capire che il nostro romanzo non poteva finire nel 1945, non poteva avere una valenza soltanto reducistica. Quell’idea doveva essere portata avanti e questa diventerà la battaglia di Ludovico e Gaetano.

I due giovani soldati, finita la guerra e la prigionia, faranno scelte diverse, una più ribellistica ed irriverente, l’altra più ideologica. Nel frattempo son diventati uomini, si sono fatti vecchi, si sono sentiti traditi dalla storia, i loro sogni e le loro speranze si sono infranti di fronte all’americanismo e ad una democrazia sempre più incapace di recepire le sofferenze di un popolo che non può più essere in grado di rappresentare, sono però rimasti dei militanti, che si rifiutano di crescere, se crescere significa adattarsi.

Il sacrificio dei loro camerati morti sui campi di battaglia non poteva essere stato inutile.

“ La nostra Decima vivrà però in eterno, non è vero Ludovico?- fece Gaetano. Poi lasciammo le armi e attendemmo in silenzio che tutto si compisse”.

Ma Ludovico e Gaetano continueranno a lottare per tutta la vita perché quella guera del sangue contro l’oro per loro non poteva finire, a loro rimarrà in eterno il dono della memoria che nessuno gli potrà mai sottrarre, nonostante le sconfitte hanno partecipato alla bella battaglia, perché le bandiere e le idee non muoiono mai.

 



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